Parole

C‘era una volta l’uomo della mia vita… potrebbe cominciare così, la favola d’amore rosa.Il progetto Sirio per me era un mondo sconosciuto, finalmente poi l’aiuto!una possibilità di mettere a fuoco e analizzare nella quotidianità ,quello che si vive durante il lutto  trovare la forza,la maniera di difendersi e  le risposte giuste soprattutto al frutto del nostro amore, un esserino piccolo ma curioso di sapere: mamma tu qui e papà? ma tu sei innamorata di papà? io voglio bene a papà, allora papà ha la casa sù e il portone giù.. è stato ed è doloroso e al tempo stesso liberatorio scoprire che c’è un posto e persone con le quali poter sciogliere nodi in gola alla stomaco e in fondo al cuore. Grazie Lea per le nostre chiacchierate, custodisco il nostro preziosissimo sesto incontro,attendo la fine della scuola ed esami per tornare da te ed abbracciarti!

Il nostro tempo è quello delle infinite possibilità: nulla è mai irrimediabile, possiamo nascere in un’umile famiglia e diventare presidente degli Stati Uniti,  avere un pessimo naso e trasformarlo in un meraviglioso profilo alla francese, dire per sempre davanti ad un altare e poi cambiare idea e divorziare, non avere braccia e gambe e partecipare alle olimpiadi. L’uomo, insomma, si è sempre più convinto che niente gli sia impossibile, che non sia mai troppo tardi per trasformare se stesso, che non esista limite alle sue potenzialità e che la definitività non sia un problema che lo riguarda. Non esiste game over, perché ci siamo inventati trucchi e tecnologie e società e diritti messi lì per concederci sempre una partita in più, una possibilità ulteriore per vincere.
Ecco perché proprio oggi, proprio in questa modernità, l’idea della morte – che all’uomo non è mai piaciuta, non l’hai mai saputa nè voluta digerire – ci pare ancor più difficile da accettare. E’ forse l’unica cosa che ci è rimasta ad essere assoluta, incontrovertibile, irreversibile. E quando ti ci scontri, quando succede a qualcuno che ti sta vicino, all’improvviso la fragilità dell’essere uomini ritorna a galla, facendoci sentire fragili ed esposti come questo mondo non ci ha insegnato ad essere.
Ci hanno allevati facendoci credere che tutto quello che possiamo sognare possiamo farlo (per citare qualcuno che sulla fantasia ci ha costruito un universo, Walt Disney) ed è solo quando perdiamo qualcuno che andiamo a sbattere contro una realtà che ci smentisce: non sempre ciò che vogliamo si può ottenere.
In questo credo che sia fondamentale farsi assistere. Un supporto psicologico può aiutare proprio in questo: a farci riprendere contatto con l’inevitabile, a ricordarci che sì, è dura da accettare, ma siamo entità “finite” e dobbiamo vivere facendo i conti con un tempo che non è inesauribile. E’ importante lasciarsi orientare, per riscoprire il vero valore dei nostri istanti e cominciare ad avere un approccio più sereno con la morte. C’è, esiste, e bisogna parlarne.